Tiki Legend

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Gennaio 2009
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Da queste parti non si fa in tempo ad aprire un blog sui tiki che c’è subito qualcuno che ti dice “guarda questo film, leggi questo libro, ascolta questa musica,…” e così via!
L’ultimo in ordine di tempo è stato mio cugino, che mi ha segnalato un articolo di 4 pagine 4 su XL di agosto, un articolone firmato Valerio Mattioli dove si racconta di come Elvis avesse a Graceland un’intera stanza a tema, la Jungle Room, e degli artisti che avevano contribuito a far nascere il genere musicale Exotica. Oltre che ben scritto, l’articolo ha il pregio di essere corredato di bellissime foto di tiki o pseudo-tiki e belle ragazze Pacific-style.

E’ vero che il collegamento fra la Tiki Culture e la mitologia e la leggenda dei tiki è tenue quanto la veridicità storica del Codice Da Vinci, ma almeno le divinità delle isole Fiji e di quella fantastica parte del mondo che è dalle parti della Polinesia hanno ispirato catene di locali, shaker per i cocktail, canzoni e film con un minimo comun denominatore che è la rilassatezza e la voglia di godersi la vita senza prendersi troppo sul serio, anche quando si tratta di un b-movie horror.

La Tiki Culture è sempre viva anche se non esiste più un Re come Elvis che interpreta musicarelli con la corona di fiori al collo e oltre all’articolo di XL una prova provata è in questo video

Questo post è stato scritto ascoltando Love Me Tender di Elvis Presley nella versione cantata da Nicolas Cage alla fine di Cuore Selvaggio e la scritta “tiki rulez” è spudoratamente copiata dalla frasetta che questo barista hawaiano ha nel suo MySpace.

Nella lingua delle isole Fiji ‘bula’ vuol dire benvenuto, ma un benvenuto che va oltre il solito e scontato ciao, è un benvenuto vero che letteralmente vuol dire ‘vita’!

Con questo primo post voglio darmi da solo il benvenuto nella blogosfera, darlo anche a te che stai leggendo ora queste due righe e darlo anche a tutti i tiki del mondo.

I tiki, per chi non solo sapesse (e sono la maggioranza delle persone!) sono delle sculture in legno tipiche delle isole del Pacifico come l’arcipelago delle Fiji o la Polinesia che marcano il confine dei territori sacri e per questo le statue stesse sono dotate di sacralità e poteri misteriosi e incomprensibili a chi è abituato a una religione monoteista.

Bula, invece, vuol dire letteralmente ‘vita’ e secondo me la vita che si fa da quelle parti è lontana anni luce da quella della nostra società e questa profonda riflessione (!!!) mi è venuta leggendo il racconto di uno che alle Fiji c’è stato veramente.

Si chiama Stefano e le parole del suo post dove racconta le emozioni provate a Mana Island meritano davvero una lettura. Non conosco Stefano di persona ma credo di non sbagliare nel dire che è un Esploratore con la E maiuscola, uno che con lo zaino in spalla va alla scoperta dei luoghi della terra e della mente. Uno che ha anche pubblicato un libro , “Il mondo nello zaino”, che può essere acquistato online su http://www.ilmiolibro.it.

Non mi paga per fargli pubblicità, lo faccio per sdebitarmi dei racconti che è possibile leggere gratuitamente sul suo sito! E spero non me ne voglia se copio e incollo l’inizio del suo post dedicato a Mana Island:

Basta poco per accorgersi, non senza un briciolo di soddisfazione, di quanto sia inutile portare al polso un orologio sulla piccola isola di Mana. Qui il tempo non ha lancette e, soprattutto, non è mefistofelico come a Milano. I figiani ci scherzano su con i turisti e questo placido scorrere temporale lo chiamano Fiji time, sinonimo di nessuna fretta perché lo scorrere del tempo va principalmente goduto con serenità.

Questo post è stato scritto ascoltando Sweet Dreams degli Eurythmics (Travel the world and the seven seas | Everybody’s looking for something | Some of them want to use you… ) e per ogni approfondimento sui tiki leggetevi Wikipedia.

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